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Monticello Amiata è una frazione del comune di Cinigiano (GR), situata all'estremità orientale del territorio comunale.
L'abitato si trova lungo la strada che conduce verso il Monte Amiata, alle porte della Riserva naturale Poggio all'Olmo. Geograficamente, si trova in un'area di alta collina che segna il definitivo passaggio dalla Valle dell'Ombrone al massiccio del Monte Amiata. Il centro è delimitato dalle Mura che si sono conservate in larga parte, con due torri e due porte di accesso all'area occupata dall'antico castello aldobrandesco.
Il centro sorse intorno all'anno mille come castello di proprietà dell'Abbazia di San Salvatore al Monte Amiata, divenendo ben presto feudo dei signori di Tintinnano presso Castiglione d'Orcia. Inizialmente la località era chiamata Montepinzutolo.
In seguito, l'intera zona passò nelle mani della famiglia Aldobrandeschi e, verso la metà del Duecento, ottenne il riconoscimento di libero Comune.
Agli inizi del Trecento passò sotto il controllo di Siena, rimanendovi fino alla metà del Cinquecento quando, a seguito della definitiva caduta della Repubblica senese, entrò a far parte del Granducato di Toscana.
Nel paese sono degne di nota la Chiesa di San Michele Arcangelo che custodisce al suo interno dipinti cinquecenteschi e l'Oratorio della Compagnia di San Sebastiano (anch'esso cinquecentesco) che conserva una statua lignea del santo.
Tuttavia, Monticello Amiata è noto soprattutto per il suo museo etnografico, denominato Casa museo di Monticello Amiata, facente parte della "Rete museale della Maremma" (Monte Amiata), con oggetti e arredamenti di uso domestico che illustrano la vita nel territorio verso la fine dell'Ottocento.

il Santuario della Madonna di Val di Prata




Il Santuario della Madonna di Val di Prata si trova o, nella cittadina di Monticello Amiata (circa 8 km più a monte)sulle pendici del Monte Amiata ("La Montagna Incantata"). La chiesa è documentata dal 10 Giugno 1198 quando Papa Innocenzo III la cita in una bolla diretta all'Abate dell'Abbazia di San Salvatore, ma la sua edificazione risale almeno a due secoli prima ed è divenuta un noto santuario per l'esposizione sull'altare maggiore della venerata immagine quattrocentesca della Madonna col Bambino detta della Consolazione. Il dipinto, che ha subito la decurtazione della parte inferiore, era attorniato da numerosi ex voto, in parte, venduti per finanziare i radicali lavori di ristrutturazione condotti dal 1847 al 1863. L'edificio presenta la facciata a capanna con il portale architravato, e l'interno ad ala unica con due altari laterali tardo barocchi: quello di sinistra, del 1691, conserva la pala con la Madonna del Carmine con Santa Teresa d'Avila, Santa Elisabetta d'Ungheria, San Filippo Neri e Sant'Elena, uno dei vertici dell'attività pittorica di Giuseppe Nicola Nasini, mentre l'immagine della Madonna della Consolazione troneggia sull'altare centrale. La Leggenda: Era un anno di grande siccità e una pastorella si disperava per il suo gregge che stava morendo di sete. Un giorno, ancor più caldo del solito, la pastorella iniziò ad implorare la Madonna per evitare quella moria delle povere bestiole; ad un tratto le apparve una Signora, avvolta in un candido mantello ed avvolta in un alone di luce, che poggiò la sua mano su una pietra; quasi subito inizio a sgorgare una limpida Sorgente. La Signora le disse inoltre di andare in paese e di dire a tutti quello che era accaduto ed alla domanda di cosa avrebbe potuto fare per sdebiitarsi, rispose che si doveva erigera una Chiesa in un luogo che avrebbe indicato. Dopo aver abbeverato le sue bestie ed essersi dissetata pure lei, la pastorella corse in paese per dare la notizia. All'inizio nessuno volle credere al suo racconto, neppure il Parroco, ma di lì a pochi giorni, un nuovo evento interessò la zona. Infatti, pur se era l'inizio del mese di Agosto, una mattina cadde tanta neve che, su un piccolo colle, era cosi alta che sembrava una cappella. Anche gli ultimi scettici credettero al miracolo e sul colle fu costruito un piccolo tempio dedicato alla Madonna della Consolazione. La ricerca compiuta da don Luigi Martini, ex parroco di Monticello Amiata, presso gli archivi di stato di Siena e Firenze alle Curie Vescovili di Montalcino e Chiusi - Archivi parrocchiali di S. Fiora e Monticello alla ricerca di una prova che trasformasse in storia la leggenda dell’apparizione della Madonna, non ebbe esito positivo. Il fatto forse è accaduto tra l'inizio dell'800 e il 900 ma non esiste alcuna trascrizione.